Il cervello degli adolescenti e l’uso massiccio dei social. Danni biologici che potrebbero condizionare l’intera vita.


Di Francesco Caccetta

L’uso eccessivo dei social network può causare danni biologici a lungo termine sui nostri adolescenti. In effetti, numerose ricerche dimostrano che i comportamenti degli adolescenti legati all’uso dei social network possono avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale, con ripercussioni che possono durare per tutta la vita adulta. Uno dei problemi principali è lo sviluppo di una dipendenza dai social network. Gli adolescenti che trascorrono troppo tempo sui social tendono ad avere una maggiore concentrazione di dopamina nel cervello, il che li spinge a utilizzarli sempre di più. Questo tipo di dipendenza può causare danni biologici nel cervello, con conseguenze sia a breve che a lungo termine sulla loro salute mentale e fisica. Un altro problema connesso all’uso eccessivo dei social è lo sviluppo di una cattiva postura e di problemi muscoloscheletrici. Gli adolescenti che trascorrono molte ore al giorno seduti davanti allo schermo del telefono o del computer possono sviluppare gravi problemi posturali, insieme ad altri disturbi muscolari, come il dolore al collo e alla schiena. I ragazzi e le ragazze che utilizzano i social spesso presentano effetti negativi sui ritmi circadiani, legati ai tempi del sonno e della veglia. La luce blu-emessa dei dispositivi elettronici può interrompere l’ormone del sonno melatonina, alterando i cicli circadiani e portando a una riduzione della qualità del sonno. Un sonno insufficiente può influenzare negativamente il funzionamento del sistema immunitario, la memoria, la gestione delle emozioni e l’apprendimento, causando danni a lungo termine sulla salute complessiva degli adolescenti.

Per meglio comprendere queste dinamiche cognitive e cerebrali possiamo fare riferimento ad una famosa teoria. La teoria dei tre cervelli di Mac Lean è una teoria neurologica sviluppata dal neuro scienziato Paul Mac Lean. Secondo questa teoria, il cervello umano non è composto da un singolo organo, ma da tre “cervelli” evolutivamente distinti: il cervello rettile, il cervello limbico e il neocortex. Il cervello rettile, noto anche come il sistema nervoso autonomo, è la parte più antica del cervello, presente in tutti i vertebrati, ed è responsabile delle funzioni fisiologiche automatiche, come la respirazione, la funzione cardiaca e la digestione. Questa parte del cervello è anche responsabile di comportamenti critici come la lotta o la fuga.

Il cervello limbico, noto anche come il sistema limbico, è una parte del cervello che si è evoluta per controllare le emozioni e il comportamento sociale. Questa regione cerebrale è coinvolta nell’elaborazione di informazioni relative a emozioni, sentimenti e motivazioni. Il sistema limbico è composto da diverse aree cerebrali, tra cui l’ippocampo e l’amigdala. Infine, c’è il neocortex, che è la parte più recente del cervello e presente solo nei mammiferi superiori. Questa parte del cervello è responsabile delle funzioni cognitive superiori, come la memoria a breve e lungo termine, l’apprendimento, il ragionamento e la pianificazione. Inoltre, il neocortex è quello che ci permette di parlare, scrivere e comprendere il linguaggio.

Secondo la teoria dei tre cervelli di Mac Lean, queste tre diverse parti del cervello sono strettamente integrate e lavorano insieme in modo sinergico. Ciò significa che ogni decisione o comportamento che prendiamo è il risultato dell’interazione di queste tre parti del cervello. Ad esempio, il sistema limbico potrebbe inviare un segnale di pericolo al cervello rettile, che a sua volta reagirà come se fosse in pericolo di vita, mentre il neocortex elaborerà queste informazioni e adotterà risposte adeguate.

Questa interessante teoria ci aiuta a comprendere come il cervello umano funziona in modo integrato e ci permette di capire come le emozioni, il comportamento e la cognizione sono strettamente interconnessi e si influenzano a vicenda. Questa teoria, inoltre, ha importanti implicazioni per la psicologia e la salute mentale, poiché ci consente di sviluppare terapie più mirate per le persone che stanno vivendo difficoltà emotive o comportamentali. Detto ciò affrontiamo l’importante problema del mancato completamento della maturazione dei lobi frontali negli adolescenti e di come questo possa influenzare la loro capacità di distinguere il bene dal male. I lobi frontali sono una parte fondamentale del cervello e si sviluppano in modo significativo durante l’adolescenza. In particolare, la corteccia prefrontale, situata nella porzione anteriore dei lobi frontali, svolge un ruolo cruciale nella capacità di un’individuo di prendere decisioni razionali e di regolare le proprie emozioni. Tuttavia, lo sviluppo di questa regione cerebrale non è completato fino alla metà o alla fine dei 20 anni, il che significa che gli adolescenti possono avere una corteccia prefrontale ancora in via di sviluppo. Ciò comporta alcune conseguenze importanti per gli adolescenti dal punto di vista comportamentale. Ad esempio, possono essere più inclini a comportamenti impulsivi e a rischiare, poiché spesso non hanno ancora la capacità di valutare le conseguenze a lungo termine delle loro azioni. Potrebbero anche avere difficoltà a resistere a pressioni sociali negative, in particolare se queste sono considerate accattivanti e popolari tra i loro simili.

Questo perché, uno dei problemi più critici associati al mancato completamento della maturazione dei lobi frontali negli adolescenti è la difficoltà a distinguere il bene dal male e, di conseguenza, i giovani potrebbero non essere in grado di capire completamente gli effetti delle loro azioni sull’ambiente circostante, sulle altre persone e su di sé. Potrebbero anche avere difficoltà ad apprezzare il valore di determinati comportamenti o decisioni rispetto ad altri e ad evitare comportamenti sbagliati o dannosi.

L’importanza di sensibilizzare sul valore della maturazione dei lobi frontali negli adolescenti non può essere sottovalutata. È necessario che educazione e sostegno siano forniti a questi giovani per aiutarli a svilupparsi e a prendere decisioni razionali per evitare in futuro comportamenti o atteggiamenti disadattivi che potrebbero sfociare in patologie o disturbi della personalità. Ciò significa che devono esserci programmi educativi attentamente strutturati che incoraggino e aiutino questi giovani a prendere decisioni ragionevoli, responsabili e consapevoli. Solo in questo modo possiamo garantire che i nostri adolescenti diventino adulti sani, equilibrati e responsabili. È importante capire che gli adolescenti sono particolarmente a rischio di subire danni biologici a causa dell’uso massiccio dei social, poiché sono nella fase di sviluppo cerebrale. Durante l’adolescenza, il cervello è ancora in crescita e nella fase di sviluppo, ed è particolarmente sensibile alle influenze esterne, come l’uso dei social network. L’esposizione prolungata e frequente ai social può modificare le aree cerebrali coinvolte nella cognizione, nell’attenzione, nei processi decisionali e nelle emozioni. L’uso esagerato dei social network può causare danni biologici a lungo termine. Gli adolescenti, in particolare, sono particolarmente a rischio di subire questi effetti negativi, poiché si trovano in questa fase di sviluppo cerebrale. È importante educare gli adolescenti sull’uso corretto dei social, fornendo loro le competenze necessarie per regolare il tempo trascorso online e utilizzare le tecnologie in modo sicuro e sano privilegiando le care vecchie abitudini salutari della vita all’aperto e alla frequentazione reale dei pari.

Il cervello degli adolescenti e l’uso massiccio dei social.

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